“1000” di Alessandro Sesto

Mi hanno chiesto di scrivere un microracconto, di non più di 1000 battute. Scrivi, ma per favore scrivi poco. Per vendicarmi volevo inviare un’invettiva contro il concetto di microracconto. L’idea di partenza era questa: nel romanzo Se questo è un uomo, Primo Levi racconta di un internato nel campo di concentramento che, dopo avere patito ogni offesa, sceglie di vivere steso nel fango, nutrendosi di rifiuti. Ogni tanto lo prendono a calci, ma è già così prostrato che la soddisfazione è minima, e così sopravvive. Questa è appunto la strategia del microracconto, avrei scritto, opera di editori e autori così assuefatti alle umiliazioni che cercano di farsi piccolissimi e dare il minimo fastidio. Tutto bene, ma scorrendo Levi alla ricerca della citazione esatta ho scoperto che il personaggio non c’è. Non esiste. Non so da dove l’ho tirato fuori, forse da Arcipelago Gulag, ma ora non è che posso rileggere anche Arcipelago Gulag. Insomma niente, l’invettiva non si può fare. Tuttavia ripassando il libro di Levi ho dovuto rilevare che, per quanto questa vicenda delle 1000 battute sia senz’altro spiacevole, non è la peggiore cosa che possa capitare a un uomo, e un po’ mi sono consolato.

Alessandro Sesto

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