“Valhalla” di Davide Predosin

Nonostante si tratti semplicemente di una stoica e un po’ ottusa strategia di marketing, se, fino a che campo – spero almeno altri trent’anni – una nota compagnia telefonica dovesse pregarmi ogni mese di tornare ad avvalermi dei suoi servizi, non posso in tutta onestà escludere che, se in punto di morte dovessi leggere l’ennesimo “torna con noi”, io non abbia a quel punto sviluppato una misteriosa ma comprensibile forma di affezione anonima per il soggetto del messaggio, nonostante non sia in alcun modo riconducibile a un essere umano. Voglio dire, dopo trent’anni si finisce per familiarizzare con chiunque se questo continua a pregarti di tornare a instaurare un qualche rapporto con lui/lei/it. Le parole e la sintassi che veicolano un messaggio che chiamiamo preghiera o supplica – reiterati diventano supplica miserevole, almeno su questo sarebbe difficile contraddirmi – non perdono il loro potere suggestivo, il loro essenziale carattere di lusinga solo perché non rappresentano nient’altro che un messaggio pubblicitario, una strategia di marketing. Potrei fermare forse con azioni legali questi sciagurati pirati della comunicazione ma in qualche modo le suppliche che articolano mi divertono, perché sadicamente so che non verranno mai esaudite e quindi godo a rappresentarmele come vane e disperate e, gli autori, come inconsolabili per il fatto che io non mi degni nemmeno di rispondere. Nonostante questo, so anche che, in punto di morte, potrebbe anche essere l’ultimo messaggio che leggerò, “torna con noi” e lì, prima di tirare l’ultimo respiro, potrei anche in parte commuovermi per quella preghiera, quantomeno intenerirmi come se anche quei trenta, forse quarant’anni di patetiche suppliche a buon mercato da parte di soggetto indefinito non in pericolo di vita avessero finito per essere qualcosa di preferibile al niente – possibile – che, morente, starei per diventare. Ovviamente, se fossi sicuro che esiste il Valhalla e che mi attendono per tributarmi premi onori e divertimenti sarebbe tutto un altro paio di maniche.
In qualche modo insomma anche le più triviali e primitive strategie di marketing fanno leva sulla nostra mancanza di fede nel Valhalla.

Davide Predosin

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