“Satin” di Guido Casamichiela

All’inizio non pulivo il cesso. Mi sentivo un artista, e gli artisti non puliscono il cesso. Lasciavo lo sporco crescere per settimane, o al limite facevo pulizie sommarie. Passavo sulle superfici la carta igienica appena umida e poi asciugavo con il panno in microfibra. Lo sporco restava lì, sia quello impossibile che quello possibile.
Poi un giorno sono andato a casa di un amico. Il suo cesso era profumatissimo. Mi ha preso un’invidia inspiegabile.
Gli ho chiesto: da dove arriva quel profumo? Che prodotti usi? Quanto spesso lavi il bidet?
Lui lo sa che mi sento un artista, quindi pensava che facessi solo finta di interessarmi.
Dai, su, smettila, coglione, mi ha detto. E io ho smesso. Ma ho cominciato a pulire per bene il mio cesso.
Stamattina stavo ricaricando il dispenser del sapone liquido per le mani quando è uscita una bollicina dal sacchetto della ricarica. Piccola piccola, la metà di un pisello. Si è messa a volteggiare sopra il lavandino.
Mentre la guardavo ho capito che quella bolla di sapone era un simbolo, anzi un messaggio.
Il messaggio era: sei un artista, un poeta, un sognatore, uno che si perde a guardare le minuscole bolle di sapone che volteggiano, smettila di pulire il cesso, coglione.
Quando la bollicina è esplosa sullo specchio, mi sono girato. L’occhio è caduto sul water che aveva delle brutte incrostazioni all’interno.
Se solo non avessi appena comprato l’anitra wc, chissà, forse, non lo so, mi sono detto infilandomi i guanti azzurri in puro lattice satinato.

Guido Casamichiela

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