“La prima volta che sono stata giudicata” di Veronica Baeli

La prima volta che sono stata giudicata “non in grado di intendere e di volere” – questa la definizione esatta – è la terza volta che ho provato a uccidermi. Peccato non ci sia riuscita, hanno detto.

Sono una faccia in fondo a uno stanzone, immondizia in un giardino con le sbarre; sono il fantasma che vive nella polvere.

La prima volta che sono stata giudicata inadatta è stato dopo due anni. Inadatta a vivere nel mondo, e sai cosa? Sono d’accordo. Almeno qui riconosco gli occhi che mi scrutano, hanno luci rosse, punti morti, posso evitarli. Là fuori gli occhi sono ovunque, sclere iniettate di sangue, iridi nere che scorrono sulla mia pelle.Ho paura a muovermi. Forse se rimango ferma non possono vedermi, mi dico, ma non ho scampo: mi penetrano e mi valutano impura.

La prima volta che sono stata giudicata non è stato da una giuria di miei pari, perché io sono inferiore a tutti. La prima volta che sono stata giudicata avevo tredici anni, quattordici, quaranta, trecento. La prima volta che sono stata giudicata avevo l’età che hai tu ora.

L’ultima volta che sono stata giudicata ero morta. Sepolta da anni, millenni, senza più voce.

Eppure, ora tutti potete ascoltarmi. Sono quel dubbio che ticchetta nelle vostre menti e vi bacchetta ad ogni passo, che manipola i vostri pensieri e vi fa dire cose turpi. Mi sono fatta tutta occhi, vi guardo senza riposo. E la mia unica gioia è vedervi appassire.

Veronica Baeli

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