“Prisma” di Marco Battaglia

Il dottore incespica tra le parole. Non sa come spiegarmi quel puntino nero nella risonanza magnetica. Ho già capito, ma lo lascio annaspare. Non mi va di rendergli la vita facile.
Non che la diagnosi importi, ormai. Al telefono mia madre sembra allegra. Dice che non ha mai visto mio padre così energico come in questi giorni. Vorrei ricordarle che papà se n’è andato dieci anni fa, ma mi trattengo.
L’altro giorno la cassiera del supermercato che mi stava servendo s’è irrigidita all’improvviso, il pacco di mozzarelle ancora stretto in pugno a mezz’aria. Inizia a tremare visibilmente, una, due lacrime le solcano le guance, dove mi trovo? Riccardo! Dov’è Riccardo?!, grida. I colleghi accorrono. Nessuno sa chi sia Riccardo.
Sempre più persone sono colte da allucinazioni. In TV un fisico sostiene che gli universi paralleli stiano collassando l’uno sull’altro. Quelli che vediamo sarebbero i riflessi sovrapposti di tutte le nostre vite possibili. Il risultato è un prisma che la mente fatica ad afferrare.
Io e Serena siamo sposati da cinque anni. Ricordo il suo vestito azzurro, il giorno delle nozze. Ricordo che si commosse persino l’impiegata comunale. Ieri Serena mi guardava attenta. Scusi, ci conosciamo?, mi ha chiesto.
Nel frattempo, un’altra donna vive nel nostro appartamento. L’ho incrociata più volte. Quando le passo accanto, mi cede una carezza o un bacio in punta di labbra. Forza, amore, siamo in ritardo per la visita dal medico, mi dice. Io la seguo, ma non so chi sia.

Marco Battaglia

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