“Al di là dell’uscio” di Antonio Potenza

Ogni mattina si alza alle cinque, quando nel buio della casa si espande la fievole luce della cucina. Di spalle sembra un orso. Aspetta che la caffettiera fischi, poi va a bere il caffè sul cesso. Quando gli altri si svegliano non è già più a casa. Loro lo sanno. Anche adesso che non lavora reitera il suo rituale, ma è diverso: caffè, alba, cesso, diversi surrogati.
In verità, dovrebbe smetterla di farlo. Sarebbe più salutare dormire qualche ora in più, evitare gli sforzi e le stanchezze, anche i posti ventosi. O almeno così ha detto il dottore. Ma fuori, oltre l’uscio di casa, c’è la vita che scorre ancora frizzante. Alle sette del mattino sul litorale si possono vedere i pescatori sulla scogliera. Compra sempre tre paste alla crema mentre li saluta. Una volta tornato a casa dagli altri fa una seconda caffettiera giusto in tempo per il loro risveglio.
All’interno dell’uscio, la vita è più tiepida e si aggroviglia alla solita routine, nella quale si sente scomodo. Gli anni di lavoro l’hanno falciato via dalla quotidianità, per questo non sapendo che fare si accascia sul divano, anche se gli ricorda il tumore che gli mordicchia le ossa. Ma oggi bisogna svegliarsi all’alba per accompagnare il figlio in stazione. Il caffè glielo porta a letto, mentre ancora sonnecchia. Anche lui mentre dorme sembra un orso, ma docile.
Al di là dell’uscio si consuma una partenza. Quando parte il figlio la routine ritarda: caffè, cesso e tristezza sotto il sole di mezzogiorno.

Antonio Potenza

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