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Racconto: “L’economo” di Marco Parlato

Posso dirle quando è iniziata l’evoluzione, lei direbbe il peggioramento, ma si renderà conto che il mio punto di vista è da malato cronico, si finisce per amare le proprie patologie; non volevo divagare, dottore, vado al dunque, sono sempre stato convinto che i soldi siano l’unico mezzo di sostentamento, ma oggi mi rendo conto che intendevo unico come fanno molti: tu sei l’unica donna, questo è il mio unico vizio, il mio unico difetto, il mio unico rimpianto; è stato per caso che sono salito sul gradino superiore, quando un giorno, preso dalla lettura del giornale economico, invece di infilarmi in bocca una patatina – mi piace mangiare salato mentre leggo l’andamento della borsa – ho addentato una banconota da cinque euro, rimasta lì sul tavolo perché talvolta mi pesa infilare il resto nel portafogli, allora lo ficco nelle tasche, che poi svuoto in fretta rientrato a casa; sul momento la lingua ha avuto da ridire, ma piano piano la consistenza della carta impastata dalla saliva mi ha provocato una piacevole sensazione, sotto il palato la banconota è diventata una poltiglia gommosa, che poi ho massaggiato con i denti, altro gesto piacevolissimo; per un paio di giorni mi sono attenuto alla dieta di ogni buon cristiano, anche se l’amatriciana, il fegato impanato, la trota al forno, le uova fritte, le melanzane condite, l’abbacchio non mi convincevano come prima, l’insalata invece… insomma, tempo una settimana ho capito che il cibo era una mediazione, un passaggio di troppo tra la fame e il sostentamento, meglio addentare una banconota, o giocherellare con le monete tra i denti e poi mandarle giù per l’esofago, pratica che inizialmente può arrecare qualche fastidio, ma l’abitudine cura tutto, lei potrà confermarlo; certo, la mia vita sociale ne ha risentito, un amico che mi offre sempre il caffè in cambio di qualche dritta sugli investimenti ci è rimasto male, l’ultima volta, quando messe due monete sul tavolino del bar mi ha visto ingoiarne una, grazie per il caffè!, gli ho detto, e lui mi ha lanciato un’occhiataccia; molti pensano che fare economia sia risparmiare soldi, nulla di più errato, economia significa tagliare i passaggi, alleggerire la vita, eliminare la distanza tra i bisogni e il loro soddisfacimento, non devo certo spiegarle cosa faccio quando mi va di fumare un sigaro, o come risolvo certe questioni di igiene personale, mi chiede come pagherò la sua visita?, non deve preoccuparsi, eliminare le mediazioni significa fare piazza pulita delle persone, non se ne voglia il mio amico del caffè, né se la prenda lei, caro dottore, impalpabile proiezione della mia mente, ecco, mi basterà pensare ad altro e lei sarà sparito; se non fosse d’accordo, allora sarò costretto a chiamare il mio avvocato, ma la prego, non arriviamo a questo, è tanto bravo quanto esoso, e per farlo apparire devo stimolare talmente il cervello che sono costretto a ingoiare una banconota da duecento euro, spesa che vorrei evitare: sto ampliando l’appartamento, proprio stamattina ho parlato a lungo con l’architetto, e il preventivo non è da ridere.

(Marco Parlato)

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