Racconti

Speciale Halloween 2019: “Lo sguardo” di Francesca Fichera

Guardando e riguardando la porta, ogni volta trasaliva.

Come fa a guardarmi se non ha occhi? si chiedeva, augurandosi con le unghie piantate nel petto che tutta quella scena non fosse altro che un incubo.

Eppure le due voragini nere che sbucavano dallo stipite non le si schiodavano di dosso. Bella indietreggiò di qualche passo e si lasciò cadere su una sponda del letto, sfinita come dopo una notte insonne.

“Vattene” si sentì dire, quasi che la sua stessa voce fosse di un’altra. Ma l’essere sorridente con i buchi neri al posto degli occhi non mosse un dito. Sorrideva, sorrideva e guardava. Senza occhi. Guardava senza occhi.

Uno sguardo muto che Bella non si spiegava; non così, non in pieno giorno, non in possesso delle proprie facoltà mentali – per quanto cominciava a dubitare che fossero ancora ben salde. Forse anche la sua mente era esorbitata, sciolta come gelatina bianca in un’aria capace di risucchiare qualsiasi respiro.

Cominciò a ragionarci su: com’era potuto accadere? E soprattutto, se quel mostro cieco aveva anche la minima intenzione di farle del male, per quale motivo restava lì dov’era? Una soglia è pur sempre una soglia: come le regole, nasce per essere superata.

Nell’aria della sua stanza intanto si stava espandendo un vago ma pungente odore di pesce; un’altra cosa che Bella seppe spiegarsi a stento, soprattutto per il conato che d’improvviso le contrasse la gola in un singhiozzo. Un altro indizio?

La ragazza si stese sul copriletto lievemente stropicciato e chiuse gli occhi nel vano tentativo di farsi passare la nausea: l’odore di mare marcio stava aumentando, così come il buio delle due voragini aperte sul viso della creatura sembrava diventare l’oscurità più infernale che avesse mai attraversato l’immaginazione di qualcuno (qualcuno? Ma cosa importava. Bastava la sua).

Però stava letteralmente venendo a galla qualcosa di nuovo: tipo luci gialle, un vociare famigliare, la tv accesa, una tavola apparecchiata. Cibo, cena? Associazioni involontarie con buchi neri senza fondo, come il suo stomaco?

Ma Bella stava iniziando a capire, o meglio, a ricordare. Uno sguardo negli occhi senza che ci fossero occhi.

Si alzò dal letto lentamente mentre la creatura orba faceva un passo indietro nel rettangolo della porta, quasi avesse intuito i suoi pensieri. E disse una cosa, una cosa sola:

“Io ti ho mangiata”.

Allora dai buchi neri sul volto grigio del mostro sgorgarono lacrime maleodoranti; il suo corpo sembrò rimpicciolirsi, farsi grinzoso, sparire oltre il legno marrone dello stipite. Bella non ne fu certa, ma le parve di scorgere aperture simili a branchie schiudersi e pulsare alla base del collo scuro della creatura.

Luci gialle, il vociare dei parenti e del televisore, la tavola piena di cose da mangiare.

Pesce, ecco cosa c’era: ogni piatto bianco conteneva un pesciolino intero, ancora da aprire e da spinare. Era la cena del venerdì, per quella fissazione che aveva la madre di Bella di omaggiare tradizioni ormai perse (niente carne il venerdì).

Per un istante Bella ebbe di nuovo la sensazione di dover dare di stomaco: era un ricordo lontano come una pala eolica in cima a una collina, eppure sia lei che l’ombra senza occhi ci stavano riguardando dentro. A quel vizio che Bella aveva, quando era piccina, di infilzare gli occhi dei pesci cotti con la forchetta e mangiarseli, soddisfatta e impassibile. Sfere bianche dentro gusci di vuoto nero: un vilipendio che a lei piaceva.

Così altro pianto puzzolente venne fuori da quei gusci, mentre lo strano fantasma andava affievolendosi come una candela consumata nella penombra dietro la porta… al contrario del vizio antico di Bella di farsi guardare in continuazione dal niente.

(Francesca Fichera)

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