Blogorilla Sapiens – Il blog di Gorilla Sapiens Edizioni

Gorilla Sapiens Edizioni è una piccola casa editrice indipendente di Roma (sito ufficiale: www.gorillasapiensedizioni.com). Questo blog raccoglie racconti, articoli, rubriche degli autori Gorilla Sapiens.

La nascita di Gargantua (Gargantua e Pantagruele, libro I, capp. IV-VI)

Gargantua e Pantagruele di François Rabelais
Libro I, trad. Augusto Frassineti (Gorilla Sapiens Edizioni 2018)

Capitolo IV

Come Gargamella, essendo incinta di Gargantua, si fece una spanciata di trippe

Adesso vi dirò per che modo e in quali circostanze Gargamella partorì. E vi si sfondi il fondamento a voi se voi non crederete a me.
A lei il fondamento si sfondò un dopopranzo, il giorno 3 di febbraio a causa di un ingorgo di tripperesede, avendone mangiate di troppo. Le tripperesede sono trippe grasse di fartitauri. I fartitauri sono buoi ingrassati alla greppia e ai prati rimessiticci. I prati rimessiticci sono quelli che danno l’erba due volte l’anno.
Di questi grandi buoi ne avevano fatti ammazzare trecentosessantasettemila e quattordici per metterli sotto sale il martedì grasso, così da avere in aprile bue stagionato a cataste, onde commemorarne i salati con devozione al cominciare dei pasti e aprire meglio al vino.
In quella occasione, come potete immaginare, si ebbe un diluvio di trippe, e tanto saporite che ognuno se ne leccava le dita. Ma la vera diavoleria stava in questo, che non era possibile serbarle senza che andassero a male: cosa da non permettere in quanto sconveniente. Per cui fu deciso di sfanfanarsele tutte e che non un’oncia ne andasse perduta.
Per venirne a capo, convitarono tutti i cittadini di Sannais, Seuillé, Roche Clermaud, Vaugaudray, senza escludere quelli di Coudray Montpensier, del guado di Veda e altri del vicinato: tutti bevitori di rispetto e di buona compagnia, tutti bravi nel gioco del cavicchio.
L’ottimo Gargamagna se la godeva un mondo, e ordinò che la trippa venisse servita a bigonce. Alla moglie però raccomandava di mangiarne il meno possibile, visto che il suo tempo era vicino e che quella trippaglia non era cibo tanto commendevole: «Ha una gran voglia di mangiare merda colui» diceva, «che ne mangia il sacco». Ma, nonostante questi ammonimenti, lei ne mangiò sedici moggia, due bacili e sei pignatte. O la bella materia fecale che doveva fermentare in lei!
Dopo il pranzo tutti alla rinfusa se ne andarono al saliceto e là, sopra l’erba folta, danzarono al suono degli allegri pifferi e delle dolci cornamuse, tanto festosamente
ch’era uno spasso celeste vederli giubilare così.

***

Capitolo VI
Come fu che Gargantua venne al mondo in modo molto strano

VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=13NhlAOt_50&t=

Mentre così continuava la chiacchiera sulle vaghezze del bere, Gargamella cominciò a sentirsi male di sotto, per cui Gargamagna, pensando che fossero i dolori del parto, le si fece accanto e prese a consolarla pianamente. Così distesa sull’erba, nella frescura del saliceto, le diceva, avrebbe messo ben presto anche lei nuova foglia e dunque le conveniva prepararsi con coraggio a festeggiare l’avvento del rampollo. Perché se anche c’era da soffrirne un po’, sarebbe stato un incomodo passeggero; mentre la gioia che tosto ne sarebbe seguita l’avrebbe sollevata d’ogni pena, tanto da cancellarne persino il ricordo.
«Coraggio, pecorella spaventata» rideva lui, «scodellami alla svelta questo qui
che presto presto ne facciamo un altro».
«Ah» replicava lei, «fate presto a parlare voialtri uomini. Vi fa comodo, a voi. Perdio che mi sforzerò, giacché lo volete. Ma volesse il cielo che ve lo foste tagliato».
«Tagliato cosa?» disse Gargamagna.
«Non fatemi il minchione, adesso, che avete capito benissimo».
«Il mio membro? Sangue di una capra! Se vi sembra ben fatto, qua un coltello!»
«No no» disse lei, «Dio non voglia! Dio mi perdoni! Dicevo per dire. Se è per me, come non detto. Ma oggi, se Dio non mi aiuta, avrò un bel da fare, e tutto a causa di quel vostro accidente; già, perché vi desse soddisfazione».
«Coraggio, coraggio» concluse lui, «lasciate fare ai quattro buoi davanti e non datevi altro pensiero. Io intanto vado a farmi un altro sorsetto. Se vi sentiste male, sono qui a due passi. Datemi una voce così, con le mani alla bocca, e corro da voi». Di lì a poco ella cominciò a sospirare, a lamentarsi, a gemere. Subito accorsero in folla le comari da tutte le parti, e trovando, nel tastarla sotto, alcuni brandelli di fetidissima pelle, pensarono che fosse il marmocchio in arrivo. Invece era il fondamento che le si sfaldava a causa del rammollimento dell’intestino retto – quello che voi chiamate budello culare – per via della gran trippa che aveva insaccato, come già abbiamo detto.
Per cui una vecchia gualercia della compagnia, venuta sessant’anni prima da Battipaglia presso San Ginocchio e in fama di gran medichessa, le ammannì un astringitivo tanto scellerato che tutti gli sfinteri le rimasero chiusi; e così stretti da poterli a malapena allargare coi denti: cosa orribile a pensarsi, come il diavolo alla messa di San Martino, quando, per allungare la pergamena su cui andava scrivendo di nascosto le chiacchiere di due comari, dovette mettersi anche lui a tirarla con i suoi denti di diavolo.
Per tale inconveniente, i cotiledoni della matrice si allentarono in alto e il bambino ne approfittò per infilarsi d’un balzo nella vena cava; di qui arrancando attraverso il diaframma fin sopra alle spalle, ove codesta vena si biforca, prese il cammino a manca e se ne uscì per l’orecchia sinistra.
Subito che fu al mondo, non si mise a frignare come gli altri bambini «mee mee», bensì a gridare «Da bere! Da bere! Da bere!» come chiamando tutti a far bisboccia con lui; e con voce così forte che fu udito da tutta la gente del paese, da Beusse a Bibaroys.

Io dubito che voi non crediate per niente a questa strana natività. Se non ci credete a me proprio non me ne importa, ma l’uomo dabbene, l’uomo di buoni sentimenti crede sempre ciò che gli vien detto e ch’egli trova scritto. […] Per parte mia, nella santa Bibbia, non trovo scritto niente in contrario. E del resto, se Dio l’avesse voluto, osereste voi argomentare che non avrebbe potuto? Ma date retta: non state a incirignoccolarvi il cervello con simili pensieri senza costrutto, perché in verità vi dico che nulla è impossibile a Dio e che, se lui lo volesse, tutte le donne d’ora in avanti sgraverebbero dalle orecchie.
Forse che Bacco non fu generato dalla coscia di Giove, Roccatagliata dal calcagno di sua madre, Sgranocchiamosche dalla ciabatta della nutrice, Minerva dal cervello di Giove (passando per un’orecchia), Adone dalla scorza di un albero di mirra, Castore e Polluce dalla coccia di un uovo fatto e covato da Leda?

Ma voi sareste ben più meravigliati e sbigottiti se io vi esponessi qui tutto il capitolo di Plinio, là dove si parla di nascimenti strani e contro natura; eppure io non sono  nemmeno alla lontana un impostore sfacciato come lui. Leggetevi il settimo libro della sua Storia Naturale, capitolo III, e finitela di rompermi il cazzo.

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Illustrazione di Manfredi Ciminale

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This entry was posted on February 2, 2018 by in GORILLA SAPIENS EDIZIONI and tagged , , , , , , .
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