Blogorilla Sapiens – Il blog di Gorilla Sapiens Edizioni

Gorilla Sapiens Edizioni è una piccola casa editrice indipendente di Roma (sito ufficiale: www.gorillasapiensedizioni.com). Questo blog raccoglie racconti, articoli, rubriche degli autori Gorilla Sapiens.

Gargantua e Pantagruele, Libro I cap. XXXVIII

Come Gargantua mangiò in insalata sei pellegrini

L’argomento esige che qui si dia conto di quel che accadde a sei pellegrini che venivano da San Sebastiano presso Nantes, i quali, per paura dei nemici, si erano nascosti nell’orto e si erano coricati su di un mucchio di gambi di piselli, fra cavoli e lattughe, per passarvi la notte.
Gargantua che si sentiva un po’ di riscaldo domandò se si potevano avere delle lattughe per farne un’insalata prima di cena, e come gli fu detto che c’erano e che erano le più belle lattughe del paese, grandi come l’albero delle noci, volle andarsele a prendere lui stesso, e ne colse quante gliene servivano.
In una con le lattughe, se ne portò nel mannello anche i sei pellegrini, i quali, per la gran paura, non osarono parlare e nemmeno tossire. Messi però allo sciacquo sotto la fontana, si consultarono fra loro a bassa voce:
«E adesso che facciamo?»
«Qui affogheremo tutti fra queste lattughe».
«Perché non parliamo?»
«Perché non ci facciamo sentire?»
«Già! E se ci ammazza come spioni?»
Mentre loro indugiavano in questi ragionamenti, Gargantua versava il tutto dentro una terrina della casa più grande della botte di Cisteaux, e aggiuntovi l’olio, il sale e l’aceto, s’era messo a mangiare l’insalata come rinfrescante – diceva – prima di cena. E già di pellegrini ne aveva ingoiati cinque.
Il sesto era ancora nel piatto, tutto coperto da una foglia di lattuga, salvo il bastone che ne spuntava fuori.
«Guarda» disse Gargamagna indicandolo al figlio, «dev’essere un corno di lumaca.
Non la mangiare».
«Perché?» disse Gargantua, pizzicando la punta del bastone. «Le lumache sono
buone per tutto il mese». E tirato su il pellegrino lo succhiò di gran gusto. Poi ci bevve sopra una formidabile gorgata di Pinot e tutti rimasero in attesa che si apprestasse la cena.
I pellegrini, così infornati, si tenevano del loro meglio alla larga dalla morsa
delle mole. Essi pensavano di essere stati gettati in una qualche orrenda segreta, e quando Gargantua tirò giù la gran sorsata credettero di affogare là dentro, che anzi la rapida del vino li travolse fin quasi negli abissi dello stomaco. Tuttavia,saltando sui loro bastoni, come fanno i michelotti, si misero in salvo alle falde della dentatura. Ma uno di loro, per disgrazia, saggiando il paese col bastone per accertarsi d’essere al sicuro, incappò bruscamente nella cavità di un dente cariato e diede proprio sul nervo della mandibola, per cui Gargantua sentì un male del diavolo e si mise a gridare per lo spasimo. Poi, per alleviare il dolore, chiamò che gli portassero il suo stuzzicadenti; uscì con quello sotto il noce corviero e là,signori pellegrini, vi sloggiò.
Uno lo arrapò per le gambe, uno per le spalle, un altro per la borsa, un altro per la bisaccia, un altro per la sciarpa; e quello sciagurato che lo aveva ferito con il bordone fu uncinato per la braghetta. La qual cosa, peraltro, gli tornò a gran sollievo perché n’ebbe squarciato un bubbone purulento che lo martoriava fin da quando erano passati per Ancenys.
E così i pellegrini sfrattati se la squagliarono di buon trotto attraverso il frutteto,e il dolore si calmò.
Fu allora che Eudemone chiamò per la cena, poiché tutto era pronto.
«Prima» disse Gargantua, «devo andare a pisciare il mio malanno». E pisciò
tanto gloriosamente che tagliò la strada ai pellegrini, i quali furon costretti a traversare a guado quella orribile gora. Più oltre, in aperta campagna passando ai margini del bosco della Touche, tutti, all’infuori di Fournillier, caddero in una trappola apparecchiata per acchiappare i lupi con l’esca; e ne scamparono grazie all’abilità del detto Fournillier che spezzò tutti i lacci e i cordami. Usciti di là, per il resto della notte, trovarono asilo in un capanno presso Couldrai, e qui furono riconfortati dalle buone parole di uno di loro chiamato Quimistò,il quale mostrò come tutta l’avventura fosse stata predetta nei salmi di Davide.
«Cum exurgerent homines in nos» spiegava, «forte vivos deglutissent nos, che è quando fummo mangiati in insalata con l’olio e l’aceto; cum irasceretur furor eorum in nos, forsitan aqua absorbuisset nos, cioè quando tirò giù la gran sorsata; torrentem pertransivit anima nostra, cioè quando attraversammo il gran canale; forsitan pertransisset anima nostra aquam intolerabilem, che per l’appunto è l’acqua della sua pisciata che ci tagliò la strada; Benedictus Dominus, qui non deditnos in captionem dentibus eorum. Anima nostra, sicut passer erepta est de laqueo venantium, che corrisponde a quando cascammo nella trappola; laqueus contritusest da Fournillier, et nos liberati sumus. Adjutorium nostrum, eccetera eccetera».

[Traduzione di Augusto Frassineti, prima edizione 1980; ©2017 Gorilla Sapiens Edizioni. Per info sul progetto: Gargantua e Pantagruele o Gargantua e Pantagruele FB]

Illustrazione di Manfredi Ciminale

Schermata 2017-07-23 alle 17.18.21

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This entry was posted on October 10, 2017 by in GORILLA SAPIENS EDIZIONI.
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