Blogorilla Sapiens – Il blog di Gorilla Sapiens Edizioni

Gorilla Sapiens Edizioni è una piccola casa editrice indipendente di Roma (sito ufficiale: www.gorillasapiensedizioni.com). Questo blog raccoglie racconti, articoli, rubriche degli autori Gorilla Sapiens.

1000 battute circa: n. 10

Le parole di Murr appena lette nel taccuino, quell’immagine spaventosa di omicidio perpetrato dal gattaccio nei confronti di Valdemaro, mi raggelarono il sangue per un tempo che non so dire se fu lungo o breve. Quando rientrai in me, nonostante il terrore che ancora mi stritolava i nervi, decisi che dovevo sapere: presi la matita e mi preparai a tratteggiare le pagine seguenti per far emergere le incisioni successive. Con la mano tremolante mi accingevo all’operazione quando all’improvviso sentii dire in mia direzione:
– Sa, io non ho mai viaggiato prima d’ora.
Alzai la testa; dritto di fronte a me era seduto un uomo sulla sessantina, basso, con le dita corte e paffute che stringevano le falde di un cappello molto consumato, grigio forse. Aveva gli occhi grandi e vibranti, era euforico e sudaticcio e il sole che entrava di traverso dal finestrino conferiva alla pelata la stessa ipnotica lucentezza di un lampione alogeno.
– Mi scusi, – fece rivolto a me, evidentemente trasecolato dopo la sua precedente osservazione – noi non ci conosciamo. Non volevo disturbarla.
– Si figuri, – risposi con cortesia e accennai a riprendere la mia torbida investigazione.
– Io non ho mai viaggiato prima d’ora – riattaccò lui. – Sa, vengo da un paesino in provincia di Catanzaro, sulla Sila. Ah, ma che sbadato, non mi sono neppure presentato. Mi chiamo Salvatore Cotunno, per gli amici Franco, impiegato del catasto di Santa Rosalia dei Lupini, ora in pensione.
– Piacere, – feci cortese ma distratto, senza neppure tendere la mano.
– Ai miei tempi non si usava viaggiare. Soprattutto c’era la fame. Pensi che io ero il settimo di diciotto fratelli, tutti maschi. Mio padre avrebbe continuato a mettere incinta quella povera donna di mia madre se non fosse morto di peritonite fulminante. Diceva che dove mangiavano in quattro mangiavano anche in cinque, e dove in cinque anche in sei, e così via, purché non fosse nata una bambina. Per una femmina, infatti, avrebbe dovuto lavorare per trovarle una dote e maritarla, mentre finché nascevano maschi si poteva andare avanti: mia madre ci svezzava e ci cresceva a stenti fino a dieci, dodici anni, e poi andavamo a lavorare nei campi o come manovali, di modo che papà poté passare i tre quarti della sua vita senza fare un minuto di lavoro.
– Ah, – esclamai realizzando che quel racconto stava già colpevolmente interessandomi più della sorte del mio buon amico Valdemaro.
– Eh già. Quando mi sposai ero ancora giovane. Non avevamo soldi, mia moglie non aveva dote. Andammo a mangiare con la famiglia – non tutti, io invitai solo otto dei miei fratelli e senza consorti, ché non potevamo permetterci oltre – al ristorante “La pasturedda”, a Catanzaro Lido, e ci facemmo due giorni di mare lì come viaggio di nozze, pescandoci da noi le cozze che poi condivamo con l’olio e i limoni nostri, portati da casa. Avremmo voluto andare a Venezia, io e mia moglie, soprattutto io, ma non si poteva.
Prese appena un po’ di respiro e si voltò verso il finestrino, poi continuò.
– Gli anni del matrimonio, sa, tra il lavoro e i figli, e la casa che ci siamo costruiti noi… il progetto del viaggio a Venezia è sempre stato rimandato. Vuoi per gli impegni, vuoi per i soldi, vuoi per qualche acciacco che mal si conciliava con l’umidità lagunare e che consigliava prudenzialmente di trattenerci in Sila. Ma intanto il tempo passa, e alla fine il viaggio a Venezia non l’abbiamo più fatto. Ora mia moglie è morta, i figli sono grandi, io sono in pensione. E ho pensato di prendere il treno e partire. Non creda che sia stato facile per me, che non sono mai uscito dal paese… Ma, sa, ho sognato per tanto tempo i palazzi di Venezia, le chiese, le piazze, o, come dicono lì, i campi e i campielli (ho studiato, sa, ho comprato tutte le guide del capoluogo veneto dal 1973 ad oggi, ma non quelle illustrate, ché non vorrei mai figurarmi troppo nel dettaglio ciò che andrò a vedere dal vivo)… E poi le maschere, i ninnoli, il vetro lavorato, i tramonti in laguna, il quartiere ebraico e l’arsenale, gli isolotti meno battuti… Non sa quante volte ho preso un sonno profondo e dolcissimo la notte soltanto immaginando di dondolare strabiliato sulle acque placide del canal grande, o di salire e scendere senza mai guardar terra le scale del ponte di Rialto, e contare in lontananza da qualche terrazza uno a uno i campanili della laguna… Dicono che quando dalla stazione si attraversa la prima volta il canale per entrare in città è tutto talmente stupefacente che pare finto, come un set del cinematografo. Lei è mai stato a Venezia?
– Sì, diverse volte.
– Oh, la prego, non mi dica niente. Tra poco la raggiungerò e ne godrò come un bambino, seppur – lei vede – sono tutt’altro che infante.
Si tacque rabbonito ulteriormente dallo sfogo. Lo guardai con la sua aria trasognata e pensai che mai avrei potuto dire qualcosa a quell’uomo su Venezia che lui già non sapesse, che la sua immaginazione non avesse già tradotto in dolcissime e fresche e vivide sensazioni e colori e profumi, e musiche forse anche. Mi astenni dal commentare gli odori fetidi dell’acqua, le zanzare, l’affollamento di turisti ebeti nei campi e nelle calli, mi astenni perfino dal dire al signore, evidentemente inesperto in fatto di viaggi, che il treno su cui eravamo era diretto al Sud, e che probabilmente – nella migliore delle ipotesi – lo avrebbe lasciato in qualche meravigliosa stazione balneare della costiera amalfitana, e non di certo a Venezia. Quell’uomo viaggiava con una purezza e ingenuità di intenti e attenzioni che non aveva bisogno di nessun dato di realtà per poter godere del suo primo viaggio, e anzi forse la realtà lo avrebbe deluso e intristito, avrebbe ridotto quella sua fantastica tensione mentale che faceva quasi in modo che non fosse più neppure necessario vedere Venezia per dire di esservi stato.

* “1000 battute circa” è una rubrica di Leonardo Battisti.

Solid_orange

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

Information

This entry was posted on November 12, 2015 by in 1000 battute circa and tagged , , , , , , .
Follow Blogorilla Sapiens – Il blog di Gorilla Sapiens Edizioni on WordPress.com
%d bloggers like this: