Blogorilla Sapiens – Il blog di Gorilla Sapiens Edizioni

Gorilla Sapiens Edizioni è una piccola casa editrice indipendente di Roma (sito ufficiale: www.gorillasapiensedizioni.com). Questo blog raccoglie racconti, articoli, rubriche degli autori Gorilla Sapiens.

1000 battute circa: n. 9

Alla stazione dovetti litigare per oltre un’ora con un’ottusa biglietteria automatica e poi con un altrettanto ottuso impiegato in carne e ossa delle ferrovie. Insistevano entrambi a negarmi un biglietto per Craco, o per Matera. L’obiezione dell’impiegato, che quelle della macchinetta elettronica non sono riuscito bene a capirle, è che non esiste una stazione ferroviaria nelle suddette località, e che quindi avrei dovuto ricorrere ad altri mezzi di trasporto: autobus, corriere, taxi, skateboard, ecc… Per quanto l’idea di scendere in skate sulla Salerno-Reggio Calabria fosse sempre stato un mio pallino, non si trattava di soddisfare vecchie passioni adolescenziali, ma toccava andare a recuperare Valdemaro, sperso chissà dove.
Pretesi la stampa di un biglietto per Craco, spiegando le ragioni umanitarie del mio viaggio, nonché la mia teoria secondo cui lo statuto del viaggio è tale soltanto in rapporto a un mezzo di trasporto ferroviario, possibilmente lento e che faccia lunghe fermate in particolari località.
Milioni di persone si illudono che abbia senso mettersi in viaggio in automobile o, ancor peggio, in aereo, dal momento che hanno una percezione totalmente distorta del viaggio, che sposta l’attenzione verso la meta, quando invece ciò che conta è l’itinerario, come insegna la tradizione religiosa dei pellegrinaggi fino al XIX secolo. Il santuario, il miracolo, la preghiera erano solo un pretesto per avviarsi pericolosamente lungo vie interminabili, per luoghi lontani da cui non si sapeva neppure se si sarebbe mai tornato, mettendo alla prova i migliori fisici e spiriti fino a mutarne la tempra. La visione della madonna o di chicchessia, allora, se mai avveniva, poneva soltanto il sigillo su un cambiamento interiore messo in atto dal percorso.
Il treno, come una volta i lunghi tragitti secolarmente battuti dei pellegrinaggi, non implica i particolari sforzi automobilistici dell’attenzione alla strada, alle norme della circolazione, né, diversamente dall’aereo, riduce l’immaginario paesistico possibile a un monotono grumo di cielo e nuvole. Inoltre, apre l’individuo ai rapporti interpersonali meglio di ogni altro mezzo di trasporto. In più non comporta nessun tipo di fastidio, come la nausea o le difficoltà a sottolineare col lapis un passaggio di un libro, che si incontrano invece in corriera o in auto.
Al di fuori dell’impiego del treno, o dei propri piedi, nessun viaggio può dunque realmente dirsi tale. Per giunta, il treno rappresenta meglio di ogni altro elemento della nostra quotidianità il paradosso dell’evoluzione tecnica e tecnologica attuale: il mezzo di trasporto più antico risulta essere ora, dopo l’invenzione di molti altri, il più ecologico, il più sicuro, il più conveniente, nonché il più piacevole.
Alla conclusione di questa mia esposizione, l’impiegato ha alzato il volto verso di me e ha preso a parlarmi con una voce molto affettuosa e calma.
– Vede, signore, né io né la compagnia per la quale mi vergogno di lavorare abbiamo argomenti sufficientemente validi per confutare le sue teorie, né ragioni di dubitare gli scopi oltremodo “vitali” del suo viaggio. Tuttavia, dubito fermamente che tutto ciò sia bastante di per sé a fare in modo che nel giro, diciamo, di sei ore venga costruita una tratta ferroviaria con rispettive stazioni fin nella meta del suo viaggio. Ciononostante, ritengo fondamentale adempiere alla sua richiesta per evitarle il linciaggio a cui probabilmente sta per andare incontro, e di cui lei stesso, d’altro canto, può prendere facilmente coscienza se solo si voltasse un istante a vedere le tipologie di armi d’offesa che i gentili clienti in fila dietro di lei stanno approntando all’uopo: coltellini svizzeri, bottiglie di vetro vuote, volumi in copertina rigida con sovraccoperta, ombrelli, e perfino una rivoltella nelle mani di un uomo che vedo tirare dietro il cane e al contempo allungare uno sguardo complice alle forze dell’ordine col quale pare invocare preventivamente la legittima difesa. Dunque, ecco a lei il biglietto richiesto, e mi perdonerà se mi sono permesso di cancellare con la mia biro la destinazione “Battipaglia” e di scrivere di mio pugno “Craco (MT)”.
– Si figuri, anzi la ringrazio. Ma non teme che i gentili clienti di cui sopra possano vendicarsi su di lei?
– Ah ah. Io stacco ora, prendo la mia tutina da danza e vado a fare hata yoga su un promontorio irlandese nella contea di Kilkenny. Adesso al mio posto viene Lucrezio Carofiglio, che io odio perché si infila nel naso i cappucci delle penne che poi io, nella febbrile attesa di correre a yoga, rosicchio. Bene, buona giornata e grazie per aver scelto la nostra fetentissima compagnia.
– Arrivederci.
– Ma anche no.
Soddisfatto, mi infilai nel primo intercity che mi si parò innanzi senza neppure controllare la destinazione della sua corsa. Avevo vinto la mia prima battaglia, tutto il resto in quel momento non aveva importanza. Seduto al mio sedile, presi in mano il taccuino di Murr per appuntare queste righe, quando vidi in controluce dei segni scavati nel bianco delle pagine.
Con la matita iniziai a tratteggiare sulla carta e dal grigio della grafite venivano fuori linee bianche che andavano a comporre numeri e lettere. Quel gattaccio doveva averle inciso con una delle sue unghiette. La prima frase di senso compiuto che lessi fu: “Corpo di una sardina: prima o poi questo lo ammazzo!”.
Mi accigliai preoccupato un istante prima di notare che il treno si era stancamente messo in moto.

* “1000 battute circa” è una rubrica di Leonardo Battisti.

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