Blogorilla Sapiens – Il blog di Gorilla Sapiens Edizioni

Gorilla Sapiens Edizioni è una piccola casa editrice indipendente di Roma (sito ufficiale: www.gorillasapiensedizioni.com). Questo blog raccoglie racconti, articoli, rubriche degli autori Gorilla Sapiens.

1000 battute circa: n. 8

Quando ho detto a mia moglie Silvana che sarei partito per andare a cercare Valdemaro, ormai fuori casa da più di tre mesi, lei mi ha risposto: «ma non puoi semplicemente chiamare “Chi l’ha visto?” come fanno tutti? O pensi che il tuo amico non sia abbastanza borderline per quel tipo di trasmissione? In ogni caso, fa’ come vuoi. Ma non credere che starò qui ad aspettarti! Vedrò senza di te tutte le serie di Grey’s Anatomy!».
Entrai nella stanza di Valdemaro alla ricerca di qualche indizio sulla meta delle sue vacanze. Lui ama il sud e i posti isolati, dimenticati, ama in particolare le città fantasma, la desolazione di quei paesaggi nudi di cui ricerca con passione le ultime affaticate voci che siano in grado di raccontarne la storia.
Fra le carte sparse sulla scrivania trovai degli appunti di lettura, alcune idee imprenditoriali e lavorative da sviluppare, un disegno di Murr addormentato sulla sua spalla, una pila di fogli manoscritti con su il titolo: Immagini e fenomenologia del gioco della morra nella letteratura e nella società occidentale moderna.
Con una sottolineatura in rosso c’era questo passaggio, tratto da La vita operosa di Massimo Bontempelli (1921), che d’istinto presi e infilai in tasca. Recita:
«[…] all’eccellenza nella morra si giunge conquistando successivamente tre gradi: il primo grado consiste nell’apprendere a variare di continuo il rimo delle proprie gettate, in modo da renderle imprevedibili all’avversario; il secondo grado insegna a scoprire qual è il ritmo caratteristico delle variazioni dell’avversario stesso.
«Può sembrare ai profani che la raggiunta unione di questi due gradi esaurisca compiutamente il campo dell’abilità d’un perfetto giocatore. Non è così. Il giocatore, mi spiegava il maestro, non può chiamarsi tale se non arriva al terzo grado, il quale non è più, come i due primi, esclusivamente cerebrale e intellettivo, ma importa anche abilità tecnica della mano e delle dita: consiste cioè nell’arrivare col proprio punto impercettibilmente più tardi dell’avversario, ma quell’infinitesimo ritardo dev’essere sufficiente per modificare, se occorre, la propria gettata a seconda di quella dell’altro».
Nell’impeto disordinato della ricerca a campo aperto, misi sottosopra gli scaffali e rovesciai i cassetti. Infine sollevai il materasso e trovai sotto il letto un magnifico percorso per biglie di vetro, con tanto di tunnel e ponti che si alzavano al di sopra di un piccolo torrente ricolmo d’acqua di rubinetto, su cui galleggiavano piccoli grumi di muschio ammuffiti. Il percorso aveva il fondo di sabbia e gli argini ben solidi, costruiti ammassando delle pietre, piatte e allungate ma ruvide, come ricavate dallo sgretolamento di rocce più grandi fatte cozzare fra loro. Su una di queste pietre era inciso «Craco (MT), Basilicata».
Ne afferrai una e, d’istinto, da una mensola presi un taccuino sulla cui copertina era scritto in bella grafia Pensieri filosofici del gatto Murr. Lo sfogliai, era intonso. Decisi che sarebbe diventato il diario di questo mio viaggio alla ricerca di Valdemaro. Tirai fuori da uno stipetto il mio «zaino per partenze improvvise» e uscii di casa in direzione della stazione ferroviaria.

* “1000 battute circa” è una rubrica di Leonardo Battisti.

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