Blogorilla Sapiens – Il blog di Gorilla Sapiens Edizioni

Gorilla Sapiens Edizioni è una piccola casa editrice indipendente di Roma (sito ufficiale: www.gorillasapiensedizioni.com). Questo blog raccoglie racconti, articoli, rubriche degli autori Gorilla Sapiens.

Racconto: “Susci fritto (fritto, fritto)” di Andrea Paolucci

Due compari passeggiano per le vie del centro. Roco, alto due metri, possente, infila un passo dietro l’altro imprimendo la stazza sul marciapiede. Gnetto, alto come una gamba di Roco, saltella per elevarsi almeno al giro vita del compare. La gente si sposta e si volta incuriosita prima verso l’alto e poi verso il basso perché su c’è una smorfia inespressiva e sotto un ghigno diavoletto. Una strana coppia che incanta o disgusta, dipende da quello che frulla nella testa dei passanti.
“E cosa vogliamo fare, fare, fare?”
Gnetto ripete sempre tre volte l’ultima parola perché da piccolo ha battuto la testa, ma non lo ricorda.
Roco si volta violento verso il basso, chi non lo conosce può temere per il peggio, invece è solo incerto.
“Vuoi mangiare, mangiare, mangiare?”
Roco arresta il passo, fulminato dalla domanda. Bella parola quella. L’immenso stomaco ha sempre piacere a essere riempito. Tenta di impostare un sorriso sul volto, ma ottiene una boccaccia che mette quasi paura a Gnetto. Quasi. Quasi. Quasi.
Il centro della città brulica d’ingressi dagli odori invitanti.
“Dove vai, è casa di uno, uno, uno!”
Roco ha puntato l’odore più ammaliante. Chiede scusa con un inchino impacciato, ma impaurisce a morte il malcapitato che urla sbattendogli la porta in faccia.
“Strana la gente”, pensa Roco scuotendo il capoccione.
“Guarda qua, qua, qua!”
Gnetto indica un’insegna: Xiaeiou – Cucina cinese tailandese giapponese.
Roco emette un grugnito accondiscendente. È però ancora arpionato per il naso da un profumo che lo tenta dall’altro lato della strada.
“Lì si mangia solo giapponese, meglio qua, qua, qua.”
Gnetto indica ancora l’insegna.
“Qua, qua, qua!”
Un uomo con gli occhi a mandorla si aggiunge al coro indicando anche lui l’insegna.
Roco e Gnetto entrano in quel locale dai tre gusti.
“Xiaeiou, è giapponese, giapponese, giapponese?”
Gnetto vuole mostrarsi un cliente affabile.
“Oh no, cinese, mio nome, nome, nome!”
Xiaeiou rispetta la ripetitiva usanza del cliente.
Roco cerca di leggere le specialità ma non ci riesce.
Gnetto gli gira il menù.
Roco gli lancia un’occhiataccia, che in realtà significa ‘grazie’, torna sulla lista e per la prima volta in quella giornata emette parola.
“Su-si?”
“Susci, susci, susci.”
Gnetto corregge il compare.
“Sushi, sushi, sushi!”
Xaeiou esaltato enfatizza la scelta. Batte le mani con delicato vigore. Anche lui è un maestro del sushi, anche se è cinese, e pure più bravo di quel cugino giapponese bastardo che gli ha aperto il ristorante di fronte.
“Voi ottimi clienti… vado!”
Gnetto si stringe tra le spalle, adulato dal complimento del cinese.
Gli occhi di Roco fanno sponda tra il menù, il cinese che scappa in cucina e Gnetto che incoraggia quel cinese a scappare in cucina. È perplesso, cosa ha ordinato da mangiare? Un ruggito echeggia nel pancione affamato.
“Vai, vai, vai!”
Gnetto grida eccitato.
“Vado, vado, vado!”
Il cinese mostra solo la testa, mentre il corpo è già in cucina.
Gnetto è contagiato dalla perplessità di Roco, ma il pensiero è un altro: perché quel cinese ripete le cose tre volte? Si rallegra subito però, per non intristire Roco, perché quel gigante è buono, ma non sopporta la tristezza, lo manda proprio in bestia. Impone il ghigno fino alle gengive.
Rumori secchi di coltelli affettano con impeto e precisione. Xiaeiou condisce la preparazione con urli eccitati. Il ristorante è vuoto perché non è l’ora di cena e neppure di pranzo. Gli strilli sembrano ancora più forti.
“Sushi è fatto.”
Xiaeiou informa orgoglioso la clientela.
“Anche un po’ di pane, pane, pane?”
Chiede Gnetto che aveva letto la smisurata fame negli occhi del compare.
“Oh no, qua solo rrriso, rrriso, rrriso!”
Xiaeiou si sforza di pronunciare la ‘erre’ come gli occidentali e crea un effetto tipo trapano battente.
“Rrriso, rrriso, rrriso, rrriso, rrriso.”
Gnetto imita la frase per confortare il cinese.
Xiaeiou si sente in dovere di ripetere.
“Rrriso, rrriso, rrriso, rrriso, rrriso.”
Un pugno sul tavolo interrompe lo scambio di convenevoli.
Roco ha spento lo sguardo. Ha fame. Non è più lui a comandare, ma il suo stomaco.
“Porrrto sushi.”
Il cinese scappa verso la cucina.
“Grazie, grazie, grazie.”
Gnetto si preoccupa della sua fama di cliente affabile.
Xiaeiou s’impala, dovrebbe rispondere a quel ringraziamento, è di un cliente, ma la faccia paurosa di Roco gli suggerisce di terminare l’ordine. In un grosso piatto tondo mette tantissime composizioni di pesce crudo e riso. Ci sono anche le sue invenzioni che l’entusiasmo di quei due bizzarri clienti l’ha spinto a proporre. Presenta con fervore solenne il piatto come ‘La Felicità di Xiaeiou’ e poggia soddisfatto il sushi sul tavolo.
Finalmente si mangia.
“Niente forchette, forchette, forchette?”
“Oh no, solo bacchette, oppurrre mani, mani, mani.”
Bacchette o mani?
Roco e Gnetto si guardano spaesati.
Xiaeiou scoppia in una risata isterica. Ha trasmesso confusione ai clienti.
Roco e Gnetto portano alla bocca un pezzo di pesce crudo arrotolato nel riso.
Xiaeiou è nel panico. I clienti non hanno intinto nella soia, non hanno aggiunto il rafano e non si sono puliti la bocca con lo zenzero. Chiude gli occhi. Piange in silenzio. Studi clandestini in Giappone e qual è il risultato?
Roco poggia il sushi sulla lingua e addenta. La bocca rifiuta di mandare giù quell’intruglio. Più mastica e più gli fa schifo.
Gnetto ciancica, ma il riso gli scappa ai lati della bocca senza che lui se ne renda conto.
Xiaeiou piomba nella disperazione più misera. L’autocritica lo sta logorando nel profondo. Trema con gli occhi al soffitto. Cantilena una dolce litania che usava la nonna per addormentarlo.
Roco indica a Gnetto il cibo che gli esce dalla bocca.
Gnetto si tocca la faccia.
“Non c’è niente, niente, niente.”
“Rrriso, rrriso, rrriso.”
Xiaeiou indica la mano di Gnetto piena di chicchi.
Roco s’intristisce. Colpa del boccone indigesto, di quel cinese dalla erre battente, della fame. Molla un altro pugno sul tavolo. Si apre il menù. Vede i prezzi del sushi. Da pazzi. Non scarica certo colonne di cemento armato per arricchire un cinese con il nome strano, il ristorante complicato e il cibo immangiabile. È buono nell’animo e ha imparato come non diventare cattivo: con una buona azione. Prende il piatto di sushi e piomba in cucina.
“Anche il mio rrregno prrrofanato!”
Xiaeiou pensa spalancando le braccia.
Gnetto non sa come partecipare. Stampa il ghigno, impiastricciato di riso.
Roco vede una padella larga e col fondo tondo, dove all’interno rumoreggia dell’olio caldo. Una strana padella. Ci butta dentro il sushi sotto gli occhi colmi di orrore di Xiaeiou. Frigge in un istante. Si reputa un buon cuoco. Scola il cibo e lo porta di nuovo a tavola.
Xiaeiou, saturo di dolore, prende una decisione estrema. Passa il dito sulla collezione di coltelli pregiati. Sceglie il più lungo, ma non il più affilato, perché sono tutti affilatissimi, su questo nessuno può obiettare, e si trafigge il cuore con una studiata mossa secca. Ha imparato quell’operazione suicida al corso di perfezionamento, in realtà serve nel caso che qualcuno cerchi di rubargli i segreti del mestiere.
Roco e Gnetto mangiano con gusto quando sentono un tonfo in cucina. Si alzano dopo aver terminato il piatto. Vedono il cinese sdraiato scomposto con il coltello nel petto e sul volto impresso un sorriso sereno.
“Strano.”
Roco si sforza di parlare.
“Certe volte, ripeteva le parole in un modo strano, strano, strano.”
Gnetto si lancia in una frase a effetto.
“Strano.”
Roco commenta anche la frase a effetto di Gnetto.
Posano i soldi di un ipotetico conto su Xiaeiou e lasciano il ristorante. Possenti e saltellanti occupano il marciapiede per le vie del centro. Centro. Centro.

(Andrea Paolucci)

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This entry was posted on September 4, 2015 by in Racconti and tagged , , , , , .
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