Blogorilla Sapiens – Il blog di Gorilla Sapiens Edizioni

Gorilla Sapiens Edizioni è una piccola casa editrice indipendente di Roma (sito ufficiale: www.gorillasapiensedizioni.com). Questo blog raccoglie racconti, articoli, rubriche degli autori Gorilla Sapiens.

… da Gorilla Sapiens Edizioni: “Rosalba Bonelli” di Filippo Parodi

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Non ve la ricordate? Ma come, nessuno si ricorda? Rosalba Bonelli che è nata il 3 agosto del 1951 a Carano, verde insediamento alpino in Val di Fiemme nel Trentino? Sono trascorsi così tanti anni? Il nome Rosalba Bonelli insomma non vi dice proprio niente? O si sta accendendo una flebile luce nella vostra memoria ma non sapete bene dove collocarlo? Ah, ho capito, più ci pensate e più non vi viene in mente… Cinema, televisione, sport, cronaca nera… Siete lontani, sforzatevi di più, provate a concentrarvi: Rosalba Bonelli! Che ci sarà poi da dire di più? Nulla? Vi fermate qui? D’accordo, spezzerò la suspense, vi verrò incontro: se vi dico musica? Non andate avanti? Non vi piace la musica? Silenzio? Ancora vuoto? Dunque vi arrendete? Neanche questo importante indizio vi aiuta? Che due più due non faccia più quattro? Possiamo almeno escludere che Rosalba Bonelli fosse un’astronauta o la vostra maestra delle elementari?
Forse più di uno sta tacendo per timore di sbagliare, o di apparire un tantino saccente, indugia a intervenire per rivelare che Rosalba Bonelli, nella seconda metà degli anni Settanta a volere essere precisi, era stata una preparata e promettente cantautrice? Facce stupite? Non mi credete? Vi sto prendendo in giro? Dite che non esiste? Non starete rigirando la frittata? Insistete che me la sono inventata io? Ma voi potete davvero giurarmi senza esitazioni di ignorare che Rosalba Bonelli fin da bambina aveva iniziato a studiare canto e pianoforte? E che poi a pieni voti si è diplomata al conservatorio sul finire degli anni Sessanta? Non vi sto risvegliando qualcosa? Non rammentate ora di avere letto da qualche parte, magari su una rivista di musica o spettacolo, che Rosalba Bonelli scriveva canzoni sin da quando era giovanissima? Siete così sicuri di non avere mai scoperto vagando su internet che i suoi testi sono caratterizzati da un marcato impegno sociale venato di femminismo e che raccontano con rara intelligenza l’universo di una donna contro corrente che cerca di imporsi al mondo esterno come artista e persona? E che Rosalba componeva al pianoforte ma che suonava con passione anche la chitarra? La nebbia pian piano si sta dissolvendo, vero? Non sentite riaffiorare nella mente la sua voce che era unica, potente e versatile, capace di passare da toni profondi e rauchi a registri più acuti, lirici, a volte recitati o bisbigliati? Il mosaico non si sta lentamente ricomponendo?
Qualcuno tra voi, magari chi ha superato la cinquantina, non si trovava di passaggio a Trento o a Bolzano nel 1973, in vacanza o per lavoro, quando Rosalba si esibiva nei locali? Adesso vi posso svelare, ma non vi giungerà senz’altro nuova, che era stata così notata una sera da Marco Torre, esperto discografico romano che folgorato aveva deciso di investire sul suo indubitabile talento, considerato anche che in quegli anni le case discografiche erano incredibilmente attente e sensibili al cantautorato femminile e che Rosalba pareva poter rappresentare in pieno il genere tanto da rischiare di poterne diventare il capostipite.
Davvero mentre annuite, voi donne emancipate, voi che soltanto potete comprendere cosa significhi essere donna fino in fondo, non state facendo finta di sapere già che Rosalba Bonelli si era perciò trasferita a Roma nel 1974 e aveva inciso il suo primo quarantacinque giri La scelta che affrontava coraggiosamente il tema dell’aborto? Se vi accennassi ora la melodia, non vi ritrovereste a unirvi tutte in coro a cantare con me la scelta è solo mia, mia, miaaaaaa…? Non avete del resto mai scovato su youtube il lato b Elettra, pezzo più leggero e scherzoso che parlava delle fantasie e dei progetti ribelli di una adolescente che sta crescendo? Non vi siete immedesimate completamente?
State per dirmi che il singolo, sebbene trasmesso frequentemente da alcune radio importanti dell’epoca, era passato praticamente inosservato ma che la casa discografica aveva per fortuna ugualmente insistito a puntare sulla Bonelli, invitandola qualche mese dopo a firmare un contratto per incidere un LP intero? Non stavate per dirmelo? Ma perché vi state alzando? Come dite? Mica andrete davvero a far la spesa proprio ora!
Mi rivolgerò allora ai ventenni, ai più giovani tra voi che mi pare stiano seguendo con più interesse e magari non sono ossessionati dal pensiero del supermercato e della cena: i vostri genitori non custodiscono gelosamente nella loro collezione di vinili Rosalba Bonelli, disco musicalmente complesso e ricercato, di matrice folk ma con accenni ricorrenti al jazz e al progressive? Era il 1975, voi non eravate ancora nati! Gracchia un po’ ma tutto sommato è in perfette condizioni. Gustandolo, canzone per canzone, non vi siete accorti che i testi, come sempre, trattavano di temi impegnati? Non avete forse colto che in Padre veniva poeticamente descritta l’eterna lotta tra le generazioni, che in Ogni mattina la Bonelli denunciava in modo crudo e sincero i soprusi e gli abusi di potere in una fabbrica e in Rivoluzione bianca la rabbia e ribellione di una donna iraniana? Non avete apprezzato che la violenza sulle donne venisse ripresa e gridata senza retorica o censura in Giovanna D’Arco e che la libertà sessuale fosse con tanta ironia e delizia presentata nella divertente Gilda? Vi rincuora sapere, cari giovani di oggi che avete ancora nell’animo speranza sentimenti e ideali, che il disco fu positivamente accolto dalla critica e cominciò a far conoscere al pubblico il nome di Rosalba Bonelli? E che Rosalba Bonelli ebbe il privilegio di aprire nel 1976 i concerti di alcuni noti cantautori che non vi starò a nominare perché avrete certamente già inteso chi sono? Ma dove state andando? L’impetuosità dei ragazzi… Fremete dalla voglia di scappare a casa per recuperare da scaffali polverosi il disco e riascoltarlo?
Voi che non vi siete mossi, che avete scelto di trattenervi, presumo che siate i più curiosi, uomini e donne di tutte le età, quelli che vanno maggiormente in profondità nelle cose. Sarete sicuramente al corrente del fatto che durante le gloriose esibizioni dal vivo di cui parlavo poc’anzi nacquero gli spunti per le nuove canzoni di Rosalba che nel 1977 sarebbero poi apparse nel secondo e ultimo LP Madre Terra: instancabili cacciatori di chicche, musicofili e collezionisti, seguaci della rarità, non l’avete ripescato in una bancarella dell’usato una domenica pomeriggio, felici di non averlo dovuto acquistare su eBay a un prezzo esorbitante? Non avete ammirato per qualche minuto prima di pagare la copertina in cui, senza un filo di trucco, coi capelli spettinati e il viso privo di malizia e ammiccamenti, la cantante, mi correggo la cantautrice, seduta su un’aiuola in mezzo al traffico imbraccia come un fucile la sua chitarra? E quanto vi è costato dopo un primo ascolto aver dovuto ammettere che rispetto all’album precedente, pur non avendo abbandonato l’incorruttibile serietà e i contenuti impegnati, Rosalba Bonelli aveva utilizzato uno stile più pacato e arrangiamenti meno sperimentali e aggressivi? Non avete tuttavia mancato di notare alcune perle come Un’amica, sorta di inno scaltro e velato alla bisessualità o Campo di fiori, nostalgico e consapevole ritratto delle rivolte giovanili del ’68? Non vi ha dato comunque un’infantile commozione che il brano Piccole donne avesse pure ottenuto una certa notorietà e un discreto successo di vendita quasi da raggiungere le calche spensierate dei jukebox d’estate? Non vi ha sconcertato che quindi la casa discografica avesse incoraggiato la Bonelli a proseguire in quella direzione e a smussare ulteriormente la durezza del suo personaggio con un cambio di immagine che la presentasse al pubblico italiano sempre più accessibile, in breve meno femminista e più femminile?
Siete ormai rimasti in pochi, anche voi curiosi, un gruppetto esiguo, lo zoccolo duro. So che siete ansiosi di ripercorrere con me gli avvenimenti successivi. Siamo nel 1978. Le brigate rosse? Il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro? Chi è che ha sussurrato la morte di ben due papi? Non divagate per favore, arrivate subito al sodo. Vi secca se vi anticipo io introducendo il discorso? Non era ovvio che a questo punto avrebbero proposto a Rosalba Bonelli di partecipare al Festival di Sanremo e che la cantautrice avesse deciso di mettere da parte le sue iniziali titubanze inviando alla commissione un nastro con la canzone Caro Andrea, pezzo che purtroppo non verrà mai inciso e che narrava la storia di una donna che aveva abbandonato il marito per cominciare una vita nuova? Non vi indispettisce ancora adesso che la canzone fosse stata ottusamente bocciata dal momento che le parole erano ritenute troppo audaci per il fiorito contesto sanremese? Non vi irrita parecchio, quasi fosse accaduto ieri, che venisse addirittura suggerito alla Bonelli di modificare il testo in alcune parti, in modo che la canzone finisse per raccontare le sofferenze amorose di una donna martirizzata che nonostante tutte le pene che il marito le crea gli resta a fianco? Non vi lascia puntualmente a bocca aperta, ogni volta che ci riflettete, che il carattere intransigente di Rosalba Bonelli non le avesse permesso di accettare e di scendere a tali compromessi e che l’artista avesse mandato di conseguenza tutto all’aria, sbattendo dietro di sé la porta e interrompendo così, per una questione si può dire di principio, la sua carriera che era forse già a un passo dal successo? Può lasciare realmente indifferenti che, rifiutando qualsiasi altra proposta proveniente dall’industria musicale, Rosalba Bonelli se ne fosse tornata a Carano, suo paese natale dove tuttora vive, per iniziare a insegnare musica in un liceo nei dintorni? Umanamente parlando, non vi sembra infine un peccato che, perennemente fedele a certe sue convinzioni che era tanto brava a esprimere senza peli sulla lingua nelle sue canzoni, Rosalba Bonelli non abbia partorito figli e non si sia mai sposata? Vedo che lo zoccolo duro si sta disperdendo, d’altro canto non c’è ancora molto da aggiungere, però…
Non ci sei che tu adesso, tu che non hai tagliato la corda né lo farai, tu che non ti omologhi e ti distingui dalla massa e pure dall’élite, per grazia della tua vivida e speciale intelligenza, tu che non ti sei fermato alla superficialità e all’apparenza, tu l’ammiratore più accanito di Rosalba Bonelli. Tu che un giorno hai preso la tua macchina e sei approdato a Carano, per conoscere le origini del mito, per potere toccare con mano. Tu che hai vagato per quelle stradine di montagna, sotto il sole cocente, con un registratore in tasca, domandando a ogni passante di Rosalba e ricevendo in cambio solamente sguardi diffidenti e attoniti. Tu che finalmente, con le tue sole forze, sei giunto davanti alla sua casa, tu che l’hai sentito che era proprio quella e con il cuore in gola hai bussato alla porta, due o tre volte, senza ottenere una risposta. Ti sei seduto su quei vecchi gradini di pietra che ti sono parsi tanto familiari, in una rispettosa e taciturna attesa sei rimasto lì, col tuo zaino accanto ai piedi, quello zaino in cui avevi messo una macchina fotografica per fotografare, i vinili da esaltare con l’autografo. Tra gatti grassi che si stiravano ed esplosioni di gerani sulla testa, hai osservato l’immobilità maestosa dei monti, felice anche soltanto di potere respirare quell’aria pulita, l’aria pura di Rosalba.

[racconto tratto da “La testa aspra” di Filippo Parodi, Gorilla Sapiens Edizioni 2013]

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This entry was posted on August 2, 2015 by in GORILLA SAPIENS EDIZIONI and tagged , , .
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