Blogorilla Sapiens – Il blog di Gorilla Sapiens Edizioni

Gorilla Sapiens Edizioni è una piccola casa editrice indipendente di Roma (sito ufficiale: www.gorillasapiensedizioni.com). Questo blog raccoglie racconti, articoli, rubriche degli autori Gorilla Sapiens.

… da Gorilla Sapiens Edizioni: “Fa che mi sposi” di Anna Giurickovic

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Sono nata mentre tutti dormivano ancora. Saranno state le tre o giù di lì, mia madre ha sentito che era il momento e s’è tirata su le braghe. È scesa sino alla stalla, non voleva svegliare i miei fratelli, e lì mi ha tirata fuori con le sue stesse mani. Canticchiava mentre ancora il cordone ci teneva unite, ho un sassolino nella scarpa ahi, che mi fa tanto tanto male ahi, e carezzandomi il collo bagnato calmava i miei vagiti. — Tu piangi piangi, ma son io che ho partorito oppure sei te?
Armando s’è alzato alla buon’ora e, come se sapesse già ogni cosa, è corso in camera.
— Dalla a me mamma bella, che sei stanca, sei così stanca —, e intanto mi teneva penzoloni. — Tieni, ti ho portato un uovo da bere, appena uscito caldo caldo dal culo della gallina. Bevilo mammà, che ti riprendi.
Non appena ho imparato a reggermi sulle gambe sono andata in giro a raccogliere carrube. Armando strigliava i cavalli e poi andava al mercato a vendere i pomodori. Mariuzzo e gli altri lavoravano per i campi a torso nudo. Quant’era bello Mariuzzo, lo vedevo come lo guardava la Rosalina. La mamma impastava le uova con la farina, giocavamo a imbiancarci i capelli, ogni tanto mi scappava di mangiare uno gnocco crudo allora lei mi picchiava sulle mani.
— Quelli lavorano da mattina a sera e tu gli rubi gli gnocchi, femmina sei. Femmina dalla testa ai piedi!
E io femmina ero! Sarà per questo che Antonio proprio non mi resisteva. M’erano appena cresciuti i seni quando ho capito come guadagnarmi delle attenzioni. E così, mentre la mamma pensava ai miei fratelli, Dio mio quanto ci pensava, Antoniuzzo mi portava in mezzo ai campi.
— Attento attento, Antonio mio, che poi ci vedono —, gli dicevo sganciandogli i calzoni.
— Vieni qua Agnese, quanto sei bella, quanto è vero iddio che ti sposo. Ti sposo —, e mi baciava, e mi toccava e mi prendeva sulle foglie di spinaci.
— Attento Antò che ci rovini il raccolto, e poi a quelli chi li sente.
— Ma quale raccolto e raccolto, Agnese mia, vieni qua, fatti baciare ancora.
Mariuzzo mi diceva: — Attenta Agnè che fare queste cose non sta bene —, e la mamma dietro mi canzonava: — Attenta Agnè che non ti mariti più.
— Ma tu che ne sai di quanto quello mi vuol bene —, rispondevo a mio fratello, — vai, vai sotto alla gonnella di mammà.
Ricordo che la domenica, quando eravamo in chiesa ed era tutta una festa, guardavo Gesù bambino dritto negli occhi e gli dicevo: — Senti un po’, ma Antonio mi sposa? Fa che mi sposi, bambinello, fa che mi sposi.
Ne è passato di tempo e ho vissuto, eppure mi sembra di non aver vissuto abbastanza. Mi sembra d’aver rimuginato la mia vita, come le nostre vacche che ruminavano e ruminavano sempre lo stesso boccone. E quello da dolce diveniva amaro, ma loro non la smettevano mai di ruminare. I miei seni sono secchi come soldi di cacio, le mie labbra grigie, il viso solcato. Talvolta, Antonio, ancora mi prende e immagina di sfilarmi una spiga dai capelli. Poi si tira su le mutande e corre a casa, i suoi figli gli saltano in braccio e ridono, la moglie è in cucina e cuoce il cavolo a fuoco lento. La domenica vado in chiesa e guardando il bambinello gli dico:
— Gesù mio, fa che mi sposi, fa che mi sposi.

[racconto tratto da “Se mi distraggo perdo” di Anna Giurickovic, Gorilla Sapiens Edizioni, 2013]

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This entry was posted on August 1, 2015 by in GORILLA SAPIENS EDIZIONI and tagged , , .
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