Blogorilla Sapiens – Il blog di Gorilla Sapiens Edizioni

Gorilla Sapiens Edizioni è una piccola casa editrice indipendente di Roma (sito ufficiale: www.gorillasapiensedizioni.com). Questo blog raccoglie racconti, articoli, rubriche degli autori Gorilla Sapiens.

Racconto: “Per stemperare” di Alessandro Sesto

Tim Parks, nel libro Questa pazza fede, racconta le vicende di un gruppo di tifosi del Verona, e spiega come nel loro linguaggio le bestemmie siano di uso comunissimo, venendo impiegate in ogni frase di ogni discorso, anche quando il discorso sia privo di carica emotiva, e non vi sia niente da enfatizzare. In quell’ambiente quindi le bestemmie hanno perso la funzione di rafforzativo, e sono anzi un rassicurante indicatore di normalità. Infatti, quando i tifosi vogliono sottolineare la gravità di quello che dicono, senza neppure accorgersi le omettono. L’assenza della bestemmia diventa più esclamativa della presenza. Peraltro, le profanità riportate nel libro, irrinunciabili per rendere i dialoghi in modo credibile, sono state oggetto di un interesse sproporzionato da parte dei lettori italiani, violando una legge del costume per cui la bestemmia è tollerata nell’espressione orale, ma tabù in quella scritta. Anche scriverne qui infatti, seppure così obliquamente, mi fa un certo effetto, e ho come un impulso a chiedere perdono e scambiare un segno di pace col computer.
A ogni modo l’opera di Parks mi è giusto venuta in mente ieri, quando sono stato fermato da un vigile urbano mentre guidavo parlando al telefono, purtroppo senza auricolari. Il vigile mi ha contestato la violazione, e io a mia volta ho osservato che un tempo avevo gli auricolari, ma poi mi hanno scassinato la macchina e se li sono presi. Lui dove era in quel frangente? Dove era il possente Stato sanzionatore? Non lo sapeva, ma la multa me la faceva lo stesso. Nella concitazione del momento mi è sfuggita una bestemmia, e allora il vigile ha iniziato a verbalizzare anche questo fatterello, che secondo lui era un reato di ingiuria a pubblico ufficiale.
A quel punto gli ho fatto notare che, come insegna il libro di Parks, a volte l’assenza di una bestemmia può dare più enfasi al discorso della sua presenza, e infatti io bestemmiando intendevo appunto sdrammatizzare il nostro confronto. Bestemmio continuamente, dicevo per giustificarmi, pensi se non avessi bestemmiato ora, chissà che sembrava, magari che volevo piantare un casino. Oltretutto, ho aggiunto, mettendo questa sciocchezza a verbale l’avrebbe trasferita in un contesto scritto, amplificandone mille volte l’effetto dirompente. Sfasciamo la società civile, perché parlavo al telefono con la morosa. E intanto giù bestemmie, sempre per stemperare.
Il vigile ha ascoltato con attenzione, e mi ha risposto, testualmente, che se non smettevo di rompere i coglioni me ne faceva cento, di verbali. Reazione inspiegabile. Infatti, se la blasfemia ha un impatto molto più forte quando viene messa su carta, lo stesso vale per una volgarità che venga pronunciata da una persona in divisa che si rivolge a un cittadino. Anche in questo caso si viola un tabù. Stavo per preoccuparmi seriamente quando l’agente, aggiungendo qualcosa tipo che imbecilli come me non ne aveva mai visti prima, ha bestemmiato anche lui. Così ho capito che, per fortuna, lui pure voleva sdrammatizzare. Meglio, perché odio le polemiche.

[Racconto di Alessandro Sesto, che avrebbe dovuto essere inserito nella raccolta “Moby Dick e altri racconti brevi“, Gorilla Sapiens Edizioni 2013, ma per errore non lo fu]

Moby green

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This entry was posted on July 22, 2015 by in Racconti and tagged , , , , .
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